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CURRICULUM ARTISTICO-LETTERARIO

domenica 19 maggio 2019

ESORDIO: ISTRUZIONI PER L'USO


Giovedì 9 maggio, ore 12,00, sala Bronzo.
Esordio: istruzioni per l’uso.
Modera: Benedetta Centovalli
Intervengono: Giulio Mozzi, scrittore e consulente editoriale per Marsilio.
Francesca Chiappa: direttore editoriale Hacca.
Dalia Oggero: editor narrativa italiana Einaudi.
Alice Cappagli: scrittrice.
Marco Marrucci: scrittore.

Giulio Mozzi (autore di “Oracolo manuale per scrittrici e scrittori”) ha aperto l’incontro con un’affermazione all’apparenza molto dura, ma – a ben pensarci – veritiera e – oserei dire – fondamentale: “Scrivere non è necessario: può non essere la tua vocazione… Può essere un momento di maturazione per fare dell’altro”. Il significato di questa frase è presto spiegato: non è detto che, per esprimere te stesso e le tue potenzialità, tu debba scrivere; esistono  tanti mezzi con cui ci si può realizzare e può anche darsi che scrivere rappresenti solo un trampolino di lancio per capire che la tua strada è un’altra. Se però, alla fine, riuscirai a veder pubblicato il prodotto dei tuoi sforzi, sarà inevitabile provare  una punta di orgoglio o fierezza, in quanto quel prodotto rappresenta l’emblema del tuo meglio. Inoltre, non è detto che, dopo aver pubblicato un libro sia necessario pubblicare altri libri… Non importa che la prima opera sia la prima di una lunga serie o la prima e l’ultima, perché la prima è la prima ed è quella in cui metti in gioco una parte molto importante di te stesso/a.
Francesca Chiappa ha dichiarato di concordare pienamente con Mozzi affermando, infatti: “È proprio vero: non è necessario scrivere e non è necessario pubblicare”. La casa editrice che si assume l’impegno di pubblicare un’opera prima, ha una responsabilità enorme in quanto sta implicitamente comunicando alla persona che ha deciso di pubblicare, che diventerà uno scrittore.
Perché pubblicare esordienti, dunque? Perché sono coloro che sanno raccontare cose che tanti magari non vedono (ancora) o non sanno descrivere. Quando si pubblica un esordiente, lo si fa con la speranza di pubblicare un “veggente”, ovvero una persona che sia in grado di intercettare qualcosa e di raccontare quel qualcosa, in modo tale da far “crescere” (=evolvere) sia il pubblico sia l’editore che ha deciso di pubblicarlo. Un esordiente è come un portatore di una nuova energia.
Dalia Oggero
20-25 anni fa, esordire era una cosa importante non soltanto per  l’autore, ma anche per l’editore; era considerata una buona pratica pubblicare almeno un paio di esordi all’anno. Possibilmente under 30. Oggi non è più così. Per scelta. La scelta della Casa Editrice Einaudi, infatti, è stata quella di pubblicare soltanto libri “forti”, libri che rientrassero, a tutti gli effetti, negli interessi dell’editore. Tra il “devo” e il “mi piace”, la scelta è, dunque, caduta sulla seconda opzione. Ci sono stati anni in cui non hanno pubblicato alcun esordiente.
Come si sceglie che cosa pubblicare? Ci sono varie modalità: la prima è ancora il passaparola, cioè si leggono manoscritti su consiglio di altre persone che lo hanno letto e apprezzato. La seconda modalità avviene attraverso la scrematura diretta (da parte degli editor) dei manoscritti che arrivano in casa editrice. C’è anche una terza modalità, secondo la quale è l’editore stesso ad andare in cerca dei libri da pubblicare. Il presupposto fondamentale su cui Einaudi fa affidamento per pubblicare un libro è l’accordo/la concordanza di tutti i propri editor.
Alice Cappagli
“Scrivere aiuta a chiarirsi le idee”. Per Alice, la parola d’ordine è: “PASSIONE”. La sola passione, però, non è sufficiente: è necessario anche un grande lavoro di squadra con gli editor. Un consiglio per chi vuole scrivere? “Abbiate il coraggio di tagliare, di rivedere, di rifare”. La bravura di un editor, infatti, risiede nel saper vedere i punti forti di una narrazione e valorizzare tutto ciò che è valorizzabile. La bravura dello scrittore, invece, risiede nel farsi sempre nuove domande e nel sapersi guardare attorno. Sempre.
La Cappagli ha dichiarato di aver trovato grande soddisfazione, dopo la pubblicazione del suo libro, nell’interagire  le persone. Riprendendo il concetto dalla Fenomenologia, l’autrice ha asserito, a questo proposito: “L’opera d’arte è interazione tra chi guarda quell’opera e ciò che l’opera stessa rimanda a chi guarda”.
Marco Marrucci
Una Casa Editrice è un’azienda, una Partita Iva, pertanto compie un atto di coraggio nel pubblicare un libro. Investe sull’autore senza avere certezze. Personalmente, pensava che la sua opera non sarebbe stata pubblicata, essendo – lui – inesperto, privo di referenze e di un qualsivoglia passato nella scrittura. Anche il suo è stato un atto di fiducia, fiducia nell’azione di talent scouting della Casa Editrice. Scrivere è un azzardo. Pubblicare lo è ancora di più. Pubblicare una raccolta di racconti è, poi, un azzardo doppio. Lode al merito, dunque, per Racconti Edizioni.
A proposito dei racconti…
Secondo la Cappagli, il racconto è un “aperitivo” ed è proprio questa caratteristica a renderlo bellissimo. Perché proprio un “aperitivo”? Perché dà un “assaggio” al lettore, gli fornisce spunti e dà modo, allo scrittore, di fare esperienza. Chi scrive, spesso, non ha la consapevolezza del valore di ciò che scrive: per questo motivo – sia lei sia Marrucci – sono convinti che gli editor abbiano un grandissimo talento nel riconoscere le potenzialità di un’opera e del suo autore. Il primo sforzo dello scrittore, in fondo, risiede nel riuscire a comunicare qualcosa (A. Cappagli).
Riferimenti:
“Ovunque sulla terra gli uomini”, Marco Marrucci (Racconti Edizioni).
“Niente caffè per Spinoza”, Alice Cappagli (Einaudi).
“Oracolo manuale per scrittrici e scrittori”, Giulio Mozzi (Sonzogno).




mercoledì 15 maggio 2019

Massimo Recalcati al Salone del Libro di Torino


Domenica 12 maggio la sala ORO del Salone del Libro di Torino ha ospitato Massimo Recalcati col suo ultimo libro, intitolato: “La notte del Getsemani” (Edizioni Einaudi). Qui di seguito potrete trovare una ricostruzione della conferenza. Buona lettura!
INTRODUZIONE:
Ne “La notte del Getsemani” non abbiamo a che fare con Dio, bensì con l’uomo. È per questo che Massimo Recalcati (psicoanalista) ha deciso di dedicarsi alla stesura di questo libro: il tema gli era (e gli è) particolarmente congeniale.
LUCE E BUIO…
 Il focus, inizialmente, è sul contrasto tra la luce irradiata da Gesù all’arrivo nel mondo e durante il corso della propria vita e il buio che lo circonda durante la notte del Getsemani. In quella notte il Verbo diventa carne, Gesù trasforma in esempio pratico i propri insegnamenti.
IL SACRIFICIO…
Quella di Gesù è sempre stata considerata una Passione sacrificale, un martirio, ma – secondo Recalcati – questo dogma andrebbe rivisto: tutta la predicazione di Gesù ha, infatti, sempre mirato ad allontanare le persone dall’esperienza del sacrificio e ad abolirne l’idea,  perché la vita non è un bene sacrificabile!
IL TRADIMENTO…
Solitamente, quando si parla dell’esperienza del tradimento, si pensa alla figura di Giuda, e ci si dimentica di quella di Pietro. Recalcati ci spiega, dunque, per quale ragione anche le azioni di Pietro vadano considerate una forma di tradimento. Il tradimento è un inganno, una strategia intenzionale tramite la quale chi tradisce trae un vantaggio. Si può considerare tradimento la rottura di un patto da parte di uno dei contraenti. Pertanto il tradimento implica che ci sia un legame di fondo tra le parti. Ma per quale ragione gli allievi arrivano a tradire il maestro? Giuda prova una forte attrazione nei confronti di Gesù, inizialmente, in quanto quest’ultimo è come un magnete, ha il potere di attirare a sé le persone con la sola parola. Giuda, quindi, può essere considerato non soltanto un serpente, ma anche un “innamorato” deluso dal proprio Maestro. Il tradimento, infatti, parte spesso da una delusione, da una de-idealizzazione, da una de-supposizione. Giuda inizia a pensare che Gesù sia un esaltato e proprio da lì ha inizio la de-idealizzazione. D’altronde gli allievi hanno un’idea del Maestro che non corrisponde mai completamente col Maestro! Giuda è l’incarnazione della ragione politica e riversa su Gesù l’aspettativa dello zelotismo; si aspetta che Gesù si ponga a capo del movimento di liberazione dalla dominazione romana. Ma chi o cosa è il politico? Il politico è quella figura sociale che tende a far prevalere la dimensione  dell’universale su quella del particolare. Nell’episodio della donna di Betania, per esempio, possiamo vedere ben chiara la contrapposizione tra il politico (che ragiona a partire dalla povertà universale) e la donna in questione (che, invece, si occupa del particolare, cioè si occupa/si prende cura del corpo di Gesù). Nell’episodio sopra citato, perciò, è Giuda a considerare Gesù un traditore (e il suo bacio assomiglia più a uno sputo). Ma il vero traditore è Pietro. Pietro dichiara - apertamente e con orgoglio - che il proprio amore per il Maestro esclude il dubbio, l’ambivalenza; Pietro crede fermamente in Gesù ed era stato proprio in virtù di tale fede che il Maestro lo aveva nominato suo successore. Ma allora qual è l’errore di Pietro? L’errore risiede nel non aver considerato che anche l’amore più sincero e devoto si basa su contraddizioni… Giuda si impiccherà, dopo aver tradito Gesù. Pietro, invece, piangerà e le sue lacrime hanno un peso enorme: dimostrano che la “pietra” si è umanizzata, ha finalmente riconosciuto la contraddizione nell’amore e – così facendo – ha reso quell’amore più forte e più grande.
LA SOLITUDINE…
Gesù, prima di essere arrestato, fa una richiesta ai propri discepoli: chiede loro di restare con lui, quella notte. È come un bambino che sente il bisogno di avere attorno a sé l’affetto e la solidarietà degli amici. D’altronde è un momento di una tragicità intensa! Gli allievi, però, si addormentano e Gesù si ritrova solo, immerso nell’angoscia. Per gli allievi è difficile vedere e – soprattutto – ammettere la fragilità del Maestro: meglio è, per loro, preservare l’idealizzazione di Gesù nel loro sonno e nei loro sogni. Nessuno riesce a capire le necessità del Maestro che non ha solo la forma dell’uomo, non ha semplicemente un corpo: Gesù È un UOMO!
LA PREGHIERA…
Gesù prega e, per Freud, la preghiera rappresenta una forma di regressione all’infanzia. In questo caso non si tratta tanto di  regressione quanto – piuttosto – di supplica: Gesù, infatti, supplica il Padre di interrompere il Destino già scritto che incombe su di lui, di fare un’eccezione all’applicazione della “Legge”. Anche il figliol prodigo chiede la stessa cosa dopo aver sperperato il patrimonio; anche nell’episodio della donna adultera compare la stessa supplica. Gesù sta (non troppo) implicitamente chiedendo al Padre di prolungargli la vita, ma riceve in risposta il silenzio. Dio ha sempre risposto alle preghiere del Figlio, non lo ha mai abbandonato, ma in quella notte sembra essere venuta meno la formula del “Chiedi e ti sarà dato”. Per questo motivo si dice che l’ateo sia più vicino a Dio rispetto a quanto lo è un credente: il primo fa l’esperienza del silenzio di Dio… Anche sulla croce Gesù prova l’angoscia dell’abbandono, ma rivolge a Dio una seconda preghiera che non è più una supplica, anche se ha tutta l’aria di una immolazione, di un sacrificio a un Padre che non prova Pietà per il proprio figlio. La vicenda della crocefissione può essere letta in una chiave completamente diversa, d’altronde se Gesù è venuto per abolire il sacrificio perché dovrebbe immolarsi lui stesso? La seconda preghiera assume così la forma della fedeltà di Gesù nei confronti della propria missione: è un’offerta di sé, non un’”automartirizzazione”! Guardando la vicenda da questo punto di vista potremo vedere non un Gesù “vittima” del proprio destino, ma “complice” del proprio desiderio e coerente con esso.

Mark O'Connell al Salone del Libro di Torino


Quando ho saputo che al Salone del Libro di quest’anno sarebbe intervenuto anche Mark O’Connell (al centro) non ho resistito e ho assistito alla sua intervista tenutasi sabato 11 alle ore 16,00 nella sala Azzurra. Un compito arduo, ma assolto egregiamente, è toccato a Francesco Guglieri, incaricato di commentare il movimento del Transumanesimo insieme all’autore di “Essere una macchina”.

“Il Transumanesimo punta a condurre l’uomo verso una condizione post-umana, fatta insieme di protesi, criogenetica, upload della mente e, forse, immortalità. Mark O’Connell ci accompagna in un mondo che si muove sul confine che separa la ricerca più avanzata e l’illusione”.
Se vi siete persi l’incontro, troverete qui di seguito i punti salienti. (Disclaimer: poiché mi è impossibile riportare parola per parola domande e risposte, ho fatto un/a sunto/ricostruzione  dei dialoghi che fosse in grado di delineare i concetti nel modo più fedele ed esaustivo possibile). Buona lettura.
Il dualismo del Transumanesimo…
Il bisogno di scrivere “Essere una macchina” è scaturito dalla nascita del figlio. Diventare padre, infatti, gli ha portato tanta gioia, ma anche una discreta dose di ansia: ansia nei confronti di un futuro ignoto e ansia per via della pericolosità del mondo di oggi. (Gli è riuscito spontaneo il parallelismo con le vicende di Prometeo, a quel punto.) Ha dichiarato di non trovarsi d’accordo con le idee del Transumanesimo, tuttavia si sente affascinato dal sapere che ci sono molte persone impegnate nel combattere battaglie contro la morte. O’Connell ha raccontato questo mondo di “guerrieri” partendo dagli esperimenti di crioconservazione che si stanno svolgendo alla ALCOR. Esperimenti al limite della visionarietà o della truffa (a seconda di come si intenda considerare la questione). D’altronde, il voler conservare il proprio corpo rappresenta un vero e proprio atto di fede: nei confronti della scienza e della tecnologia, chiaramente, ma pur sempre di fede si tratta; una fede/fiducia che tende a scadere nell’irrazionalità. Questo dualismo (o contraddizione) ha portato O’Connell – durante la visita alla ALCOR – a provare sensazioni contrastanti, nello specifico si è trattato sia di sacralità sia ci comicità. In fondo, però, il Transumanesimo ha anche una componente nostalgica (poiché è  fortemente radicato nel passato) e una componente di ottimismo (legato alla tecnologia e, in particolar modo, all’idea di poter “uploadare” la coscienza all’interno di computer/macchine). I Transumanisti ritengono che questo possa rappresentare un valido mezzo per superare i limiti imposti da un corpo fatto di carne e ossa. Il confine tra razionale e irrazionale, tra ragione e pazzia è molto sottile  perché dobbiamo considerare il fatto che, se l’upload riuscisse davvero, rappresenterebbe la fine dell’essere umano così come lo conosciamo. Il Transumanesimo è fantascienza che si traspone nella realtà, è un movimento in cui  fiction e non-fiction hanno confini molto sfumati…
Inadeguatezza e responsabilità…
Mark O’Connell ha una formazione umanistico-letteraria, eppure – nonostante la propria impreparazione scientifica - ha scelto di raccontare un fenomeno tanto strettamente legato alla scienza e alla tecnica. Quando gli è stato domandato il perché abbia preso questa decisione e si sia dedicato a questo progetto, l’autore ha risposto che – per lui – è stata un’opportunità. Si è sentito un pesce fuor d’acqua, un estraneo scarsamente equipaggiato e quasi totalmente privo di strumenti, ma – una volta iniziato il percorso – ha sentito di non potersi più tirare indietro e ha voluto  procedere, come per una sorta di senso di responsabilità nei confronti dei lettori. Ha capito che il suo lavoro di ricerca e reportage lo avrebbe trasformato in un “tramite”.
A proposito dell’Intelligenza Artificiale…
L’interrogativo di Guglieri verte sul destino futuro dell’umanità. Se le macchine arriveranno davvero a prendere il sopravvento sull’uomo – dice - non sarà tanto perché ci odiano, quanto – piuttosto -  perché ci vedono come risorse?
Attraverso le ricerche fatte per la stesura di “Essere una macchina”, O’Connell è arrivato a formulare un pensiero personale: non abbiamo certezze su ciò che accadrà, ma penso  che l’uomo stia costruendo macchine che non è in grado di capire! I Transumanisti sostengono che le macchine ci spazzeranno via, pertanto dovremmo porre dei “paletti” fin da ora per evitare che ciò accada. Ci sono dei reali pericoli in cui rischiamo di incorrere e la maggior parte delle paure nei confronti delle macchine riflette le paure del Capitalismo. C’è un sottile ma evidente collegamento tra Silicon Valley, New Economy, Capitalismo e Transumanesimo. Nella Silicon Valley c’è una grande cultura scientifico-tecnologica e gli investimenti in tale direzione sono molti e cospicui; in quel luogo l’apertura mentale rispetto a questi temi è ampia e nessuno deride le idee altrui per quanto bizzarre possano essere.
L’Intelligenza Artificiale apre due prospettive all’interno della Silicon Valley: una è quella utopica, l’altra è quella distopica. O’Connell non crede che si arriverà ad allungare la vita all’infinito ed è maggiormente orientato sulla visione distopica, ma ritiene sia possibile che qualcuno (dotato di grandissime disponibilità economiche) giunga a vivere un po’ più a lungo…
Alla domanda: “Vuoi essere una macchina?”, la risposta di O’Connell…
“Non sono tanto contento di essere mortale, ma sono contentissimo di non essere caricato su un supporto tecnico!”

Per approfondire:
-   “Essere una macchina” di Mark O’Connell, Adelphi.
-   “CyberUomo – Dall’Intelligenza Artificiale all’ibrido uomo-macchina”, di Enrica Perucchietti, Arianna Editrice (Gruppo Macro). “L’alba del transumanesimo e il tramonto dell’umanità” in uno splendido libro 4D presentato al Salone del Libro domenica 12 nella sala Avorio.

Un libro che va oltre la carta grazie all’introduzione di contenuti multimediali extra.
“Lo scopo del saggio è far conoscere al grande pubblico il pensiero transumanista, ancora sconosciuto ai più e aprire un dibattito sulle possibili conseguenze che tali ricerche possono comportare per l’intera società”. P. 16
“Siamo vittime inconsapevoli di un progetto di transumanizzazione volto ad abbattere la natura (e persino la morte!) e a riscrivere i limiti umani? Quanto delle nostre scelte è davvero “libero” e non controllato e indotto? Fino a che punto siamo suggestionati e indottrinati, offuscati dall’entusiasmo di un progresso illimitato?” P. 18
“In queste pagine mi sono interrogata su come si possa desiderare di diventare una macchina, un cyborg. Un cyberuomo. […] Starà al lettore esercitare il proprio pensiero critico e trarre le proprie conclusioni generali”. P. 21
- Il problema della morte: testi a confronto.