Post in evidenza

CURRICULUM ARTISTICO-LETTERARIO

Visualizzazione post con etichetta Autismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Autismo. Mostra tutti i post

sabato 12 novembre 2016

"Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte" di Mark Haddon



Ciao a tutti. Dopo un lungo periodo di assenza (in cui, però, ho continuato a leggere molto), torno da voi con una nuova “recensione”. Perché le virgolette?
Perché, se seguite da un po’ il mio blog, avrete sicuramente capito che le mie non possono propriamente essere definite recensioni, ma sensazioni ed emozioni su carta… Ops, su web. Per cui vi lascio alle mie sensazioni. Buona lettura!


La Casa Editrice Einaudi ci propone “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” di Mark Haddon, con una meravigliosa ed illuminante prefazione dell’autore. Haddon  “ci fa cadere dal pero” – come si suol dire – mettendo in primo piano il fatto che tutti – ma proprio tutti – abbiamo problemi comportamentali. La storia di Christopher, un adolescente con la sindrome di Asperger, diventa inevitabilmente la nostra, quella di ogni lettore.
Questo libro vive su una convinzione: “Se vuoi sapere chi davvero uno sia, non devi far altro che chiederlo a lui”. Così nasce la storia di Christopher, personaggio di fantasia (ma non troppo) che si racconta da solo. La sua disabilità diventa la cosa più sana e razionale così che ogni lettore, ad un certo punto, si trova costretto a pensare:  “Anche io ho questa mania…non sono così tanto diverso da Christopher!”
Se sono d’accordo con il fatto che il modo per conoscere qualcuno sia chiederlo all’interessato? Ni Diplomatico – lo so – ma non linciatemi. Spesso ho notato che le persone non si autodefiniscono per ciò che sentono di essere perché si nascondono dietro ciò che gli altri dicono di loro. Perciò, altrettanto spesso, si adattano a quella definizione che è stata “appioppata” loro. Molti di noi sia adattano a ciò che gli altri vorrebbero che fossimo o a ciò che gli altri sostengono che siamo. E si dimenticano chi sono realmente. Christopher ha una visione di sé stesso che esula dal giudizio altrui. E’ critico, asettico e razionale. Forse un po’ troppo. Sì, forse è un po’ troppo lucido, voglio dire: se questo libro fosse davvero stato scritto da un ragazzino autistico, forse non sarebbe così critico e ragionato, lucido e dettagliato. Ma se questa caratteristica di Christopher si rivelasse davvero un “errore narrativo”, è anche vero che tale errore verrebbe smorzato dalla figura di Siobhan. Siobhan è una degli insegnanti di Christopher e il suo compito è spiegare come le persone – ritenute sane o normali – vedono e vivono il mondo.
Questo libro rappresenta il riscatto delle persone con disabilità perché tornano ad essere persone, individui e non numeri o nomi di patologie. Queste persone smettono di essere “etichettate” come “clienti” e si riprendono la loro dignità di esseri umani pensanti e senzienti.
Lo stile di questo romanzo è semplice, dinamico e scorrevole. L’incipit che lo apre è uno dei più belli che io abbia mai letto: semplice, diretto, incisivo e determinante.
Haddon ci mostra la semplicità che si cela dietro il complesso mondo della disabilità. Il che mi ha fatto sorgere una domanda: siamo noi “normali” a complicarci la vita o essa è davvero così complicata? A dire il vero, mi sono sorti più interrogativi, quali ad esempio: la malattia sta negli occhi di chi guarda il malato? Una malattia risulta più o meno grave a seconda che chi ne è affetto ne sia consapevole o meno? (E – se consapevole – fa differenza il fatto che l’abbia accettata oppure no?)
“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” è un libro che definirei con un chiasmo: dalla semplicità disarmante e dalla complessità sorprendente.  Tutto è ridotto ai minimi termini e allo stesso tempo apre prospettive molteplici, quasi innumerevoli, per ogni dettaglio o circostanza. Tanto che tutto tende ad essere molto complesso pur essendo semplice e lineare e viceversa. Questo accade perché noi umani viviamo di parole, di termini che – come dice la parola stessa – sono limitati e limitanti e servono solo a catalogare o a cercare di spiegare meglio un concetto; ciò che non capiamo è che, in realtà, le parole non spiegano un bel niente, anzi tendono a complicare le cose ed è noto che sono la più vasta fonte di fraintendimenti esistente.
Ciò che colpisce è che di Christopher non ci sono caratterizzazioni fisiche, ma solo della sua personalità, del suo modo di pensare, di ragionare, di vedere le cose.; eppure, nonostante questa che potrebbe sembrare una carenza descrittiva, il lettore ha ben chiaro in mente il personaggio di Christopher. Christopher è un personaggio con cui il lettore non può far altro che entrare in empatia. Forse trovo strano solo il fatto che sappia distinguere ciò che è “normale” da ciò che è “malato” o comunque frutto della malattia; mi sarebbe parso meno strano se a raccontare la storia di Christopher fosse stato qualcun altro che vedeva e osservava i suoi comportamenti. Ma è solo una sensazione, mia, personale.
Per certi aspetti, capisco chi è arrivato a considerare “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”  un libro-manuale: spiega molto bene cosa – probabilmente – passa per la mente di una persona con la sindrome di Asperger, ma – allo stesso tempo – mi trovo in accordo con l’autore nel sostenere che è solo un romanzo e non è “sano” (mai termine fu più appropriato) che sia considerato, letto, consultato e “assunto” come manuale di medicina e trattato come tale. E’ un libro-specchio, se vogliamo, nel quale chiunque lo legga può trovare sé stesso riflesso nelle pagine. E’ un libro che indaga non solo nella mente di un ragazzino affetto da una singolare forma di disabilità, ma anche nella famiglia in cui quest’ultimo si ritrova: speranze, difficoltà, momenti di smarrimento e di confusione, incertezze e attimi di grande forza e determinazione, nonché di coraggio.
E’ un giallo “sui generis”, uno “schedario” di piccole grandi manie e ossessioni, un “dizionario” nudo e crudo del nostro modo di pensare, è l’analisi di sensazioni, emozioni e sentimenti fatta in modo critico e razionale. Sì, trovo che “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” sia una “guida” per l’interpretazione del mondo e delle persone, soprattutto.

Se volete iniziare a indagare dentro voi stessi per conoscervi un po’ meglio , questo libro è indicato allo scopo.

domenica 5 giugno 2016

Recensione del libro: "La solitudine dei numeri primi" di Paolo Giordano. Edizioni Oscar Mondadori.

Questo libro è un perfetto inquadramento della difficoltà - se non dell'incapacità - della società moderna di affrontare tematiche attuali e ormai diffusissime. Sto parlando dei disordini alimentari (anoressia e bulimia), delle tendenze autolesioniste (cutting), dell'omosessualità, del bullismo, dell'autismo e dei vari tipi di disabilità (psichica e fisica). Questo romanzo è uno spaccato delle famiglie, della scuola e - più in generale - della società di oggi e della completa e imbarazzante inettitudine di queste istituzioni nel farsi carico di questi fenomeni/tendenze. Il tema centrale della storia ruota intorno alla cecità e alla sordità delle famiglie di fronte ai loro figli. Figli che vengono trattati come se non avessero una volontà propria, figli "trofeo" da esibire come fossero giocattoli perfetti, ma che non sono nè giocattoli, nè - tantomeno - perfetti. Individui la cui identità non è mai stata presa in considerazione dai genitori e che quindi ne hanno creata una "estremizzata" per dimostrare di aver preso le distanze dall'idealizzazione cui anelavano le famiglie.
E' la storia di Alice e Mattia. Entrambi segnati da esperienze terribili vissute durante l'infanzia, Alice e Mattia sono molto simili nella loro unicità, eppure  non abbastanza. Paragonabili a "gemelli diversi" (pur non essendo fratelli), i due giovani sono definiti "numeri primi" dallo stesso Giordano. "[...] due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero", scrive - infatti - l'autore. "I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per sè stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari [...]". 
Sfigurati entrambi - un pò per scelta e un pò per volere del destino - infieriscono sui propri corpi per dimostrare a sè stessi e agli altri di avere il pieno controllo almeno sul fisico. La loro diversità li isola dalla massa o li obbliga ad auto-isolarsi. Il loro disagio psichico e morale li spinge a dedicarsi con maniacale attenzione agli aspetti fisici e materiali delle cose, aspetti che risultano essere decisamente più controllabili.
Vittime e - contemporaneamente - carnefici dei loro corpi, vanno alla ricerca spasmodica di un'identità, di un posto adeguato nel mondo; troveranno - alla fine - una sorta di equilibrio proprio nella solitudine e nell'isolamento, ma solo dopo aver imparato a convivere con i fantasmi del passato.
"La solitudine dei numri primi" è un libro che "ferisce" per la sua crudezza, ma - allo stesso tempo - tocca il cuore del lettore per la sua profondità. E' un libro che ti scava dentro e che ti porta a voler urlare al mondo la verità e il disagio celati dentro i due protagonisti. 
Impossibile rimanere indifferenti a tanto strazio; impossibile non udire le urla silenziose contenute in questo romanzo meraviglioso.