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CURRICULUM ARTISTICO-LETTERARIO

lunedì 13 gennaio 2020

"Le Virtù Cardinali" (Bodei, Giorello, Marzano e Veca), LATERZA.


Cosa rappresentavano le Virtù, un tempo, e cosa rappresentano oggi? Potremmo paragonarle ai Valori? E – se fossero i Valori della Civiltà – dovremmo rassegnarci al fatto di averli perduti oppure possiamo affermare che hanno soltanto mutato significato? E ancora: sono caratteristiche innate o si possono acquisire durante il corso della vita?
Remo Bodei, Giulio Giorello, Michela Marzano e Salvatore Veca analizzano, ognuno, una delle Quattro Virtù Cardinali. Scopriamo, così, che:
-         La Prudenza è un connubio di previdenza e oculatezza; se usata bene, questa Virtù permette di discernere tra Bene e Male e di prepararsi al meglio per il futuro sulla base delle esperienze del passato.
-         La Temperanza è il senso di equilibrio.
-         La Fortezza è il coraggio inteso sia come resistenza sia come capacità di flessione/adattamento al “vento” delle circostanze; capacità che ci permette di non cadere nelle trappole della paura.
-         La Giustizia è la mediazione tra benessere individuale e benessere collettivo.
Ma scopriamo anche cosa si intende per “Rispetto”, scopriamo tante sfaccettature del comportamento umano e ci addentriamo in una deliziosa disquisizione sul significato di “Coraggio”.
Un libro brevissimo, ma estremamente denso di contenuti.

"Come un romanzo" di Daniel Pennac, Feltrinelli.


«Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con il verbo “amare”… il verbo “sognare”…»
In questo incipit, Pennac concentra una grande verità: non si può obbligare nessuno a leggere così come non lo si può obbligare ad amare. Ed è altrettanto vero che l’amore per la lettura spesso sorge nei bambini se li si affascina giorno per giorno con il piacere di ascoltare le avventure contenute in quei misteriosi oggetti chiamati “libri”. Verrà il giorno in cui – probabilmente – quello che era un ascoltatore di storie vorrà diventare un lettore di storie. Probabilmente, ma non sicuramente. Quel che è certo è che bisogna lasciare i bambini liberi di ascoltare quelle storie perché le vivano a modo loro e le sognino a modo loro. Liberi, sì, affinché un giorno possano diventare lettori; liberi nel senso che non vanno schiacciati sotto il peso delle aspettative genitoriali o sotto quello dell’ansia da comprensione del testo. Allo scopo di difendere genitori e figli da questi pericoli, Pennac ha stilato un decalogo che declama a gran voce i diritti imprescindibili del lettore:
1.        Il diritto di non leggere
2.      Il diritto di saltare le pagine
3.      Il diritto di non finire un libro
4.      Il diritto di rileggere
5.      Il diritto di leggere qualsiasi cosa
6.     Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa)
7.      Il diritto di leggere ovunque
8.      Il diritto di spizzicare
9.     Il diritto di leggere a voce alta
10.  Il diritto di tacere
Personalmente, ho usufruito (e continuo a usufruire) di tutti e dieci i diritti con grande gioia e senso di libertà.

"Il Cantico dei Cantici", a cura di Guido Ceronetti, Adelphi.


“Attribuito al re Salomone, celebre per la sua saggezza, per i suoi canti e anche per i suoi amori, Il Cantico dei Cantici fu composto non prima del IV secolo a.C. ed è uno degli ultimi testi accolti nel canone della Bibbia, addirittura un secolo dopo la nascita di Cristo, col sinodo rabbinico di Iadne”.
Un testo molto complesso, di difficile interpretazione, tant’è vero che forse sarebbe meglio non interpretarlo, ma limitarsi a contemplarlo così come si contempla il vuoto che – essendo tale – ha la facoltà di contenere tutto. Il Cantico dei Cantici parla di Amore, anzi, di Amori, vale a dire di tanti tipi di Amore: da quello sensuale e passionale a quello romantico passando per tutto ciò che c’è nel mezzo. È il racconto delle antiche metà che si cercano, che si bramano, che ambiscono a ricongiungersi, ma che non sono destinate a farlo, se non – forse – in sogno. E- come l’infinito che va in cerca della fine non può e non deve trovare il/la proprio/a compagno/a – così i due amanti saranno destinati a perpetuare la reciproca ricerca, arrivando a ricongiungersi solo in una realtà ideale o in una dimensione onirica. È una poesia struggente, in grado di infiammare i sensi in quanto pervasa dalla presenza dell’Eros, dal primo all’ultimo verso. Ma Il Cantico dei Cantici è anche la rappresentazione della nudità (=Sacro) “vestita” di parole umane perché possa essere descritta senza mettere in pericolo chi legge. Il Sacro, infatti, è un “vuoto tagliente”, ovvero un contenuto molto pericoloso all’interno di un contenitore bellissimo che ha duplice funzione: proteggere l’osservatore dalla bellezza straziante della perfezione e compiere un rito di iniziazione ad essa. Il Cantico dei Cantici è – dunque – il divino, la sua essenza che si manifesta attraverso le “vesti” umane, ovvero le parole. Il testo è ambiguo, ma scardina le profondità del lettore che scopre così, in sé, un calore e una potenza che non immaginava di avere e lo induce a iniziare la ricerca di ciò che gli manca davvero: l’Amore verso se stesso e verso gli altri, la propria scintilla divina, il proprio Io.