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sabato 14 maggio 2016

Recensione di "Forse cercavi", un romanzo di Zero. Edito da Mondadori.

"Forse cercavi" è un romanzo - più che mai - realistico, crudo, quasi sprezzante nei confronti della società moderna. Filippo - il protagonista - incarna il malessere, l'inquietudine e l'insoddisfazione dei giovani d'oggi. Filippo rappresenta le difficoltà lavorative, personali e relazionali che i ragazzi dei nostri giorni incontrano e vivono costantemente sulla loro pelle. Che sia per paura, per pigrizia, per debolezza o per rassegnazione, Filippo non decide - però - di dare una svolta alla propria esistenza, neanche quando il fratello - Franz, che vive in Inghilterra - tenta di proporgliene una. L'unica via d'uscita che Filippo vede per sè stesso è - se mi è concesso il gioco di parole - l'uscita di scena definitiva: il suicidio. Filippo non tenta di trovare la propria strada come, invece, ha fatto Franz o come tenta di fare Saverio (amico di vecchia data di Filippo). Filippo non è "i giovani d'oggi", ma una parte di essi; l'altra parte è rappresentata da figure di contrasto, personaggi che mettono in luce la volontà di andare avanti, nonostante tutto. E penso - per esempio - a Sara Perchettiàmo. Sara è l'altra faccia dei giovani, la categoria più ottimista e sorridente di essi. In tutto questo, le famiglie rappresentano uno sfondo trasparente, quasi inesistente, che non ha influenza alcuna sulla prole e non è in grado di comprendere il disagio che essa vive. E' proprio alla generazione dei suoi genitori che Filippo dà la colpa di tutto ciò che i ragazzi e le ragazze come lui stanno vivendo. Il salto generazionale è maggiormente sottolineato dalle figure di Bruno e di Virgilio, ex sessantottini che, coi loro discorsi, mettono a confronto due realtà agli antipodi: gli anni della loro gioventù e quelli della gioventù odierna. Sono qui ritratti genitori che vedono solo ciò che vogliono vedere e non sono disposti - o forse non sono più in grado - a fungere da cardini per i loro figli. Il collante di tutte le vicende narrate in questo romanzo è la tecnologia e il ruolo predominante e invadente che essa ha assunto nella vita dei ragazzi. La tecnologia ha aperto il mondo della connessione, della condivisione, ma ha spalancato le porte alla finzione e alla superficialità. La tecnologia ha ucciso i rapporti umani, il dialogo e il contatto diretto e ha - paradossalmente - favorito la chiusura e il "raffreddamento" delle relazioni interpersonali. 
Nel libro viene - finalmente - sfatato il mito dell'utilità di droga e alcool, i quali sono sempre e solo forieri di malesseri fisici  e mentali.
Grazie alla figura di Roberto - un disabile della cooperativa nella quale Filippo lavora come psicologo - e alcuni discorsi - presenti verso la fine del libro -  sul traffico d'organi, gli Zero gettano una luce inquietante sulla considerazione che lo stesso essere umano ha verso la vita umana; siamo classificati e ci auto-classifichiamo solo ed esclusivamente in relazione al denaro: ogni vita non è altro che un numero, una cifra, l'apporto economico che quella vita rappresenta all'interno della società. 
"Forse cercavi" è un romanzo dai risvolti inquietanti che fornisce uno spaccato quantomai realistico dell'Italia in cui viviamo. Un romanzo che, di sicuro, invita a riflettere e, se interpretato nel modo giusto - può spingerci a rivalutare positivamente la vita e a cambiarne il percorso per non cadere nella trappola in cui è caduto Filippo.

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