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La Costituzione Manueliana

giovedì 6 luglio 2017

"NUVOLE DI FANGO" di Inge Schilperoord, Fazi Editore.



Il talento di uno scrittore risiede nel saper assolvere l’arduo compito di trasportare il lettore all’interno della narrazione a tal punto che quest’ultimo non possa fare a meno di immedesimarsi nel protagonista o nei protagonisti. Siano essi buoni o cattivi non è importante; ciò che conta è il coinvolgimento e “Nuvole di fango” è sicuramente coinvolgente. Racconta la storia di un uomo, Jonathan, al quale è stata concessa la libertà condizionale dopo un periodo trascorso in carcere con l’accusa di violenza su minore. Fin dalle prime righe del romanzo il lettore non solo percepisce i sentimenti del protagonista, ma entra in empatia con lui. Nella mente di Jonathan vediamo affacciarsi l’impazienza, la tensione, la gioia trattenuta a stento, ma anche il nervosismo e la paura. E’ come un parto nel quale questo giovane uomo macchiatosi dell’orrendo crimine di pedofilia, sente di dover dare alla luce un nuovo individuo. La libertà concessagli rappresenta un’occasione per rinascere in una veste nuova, diversa, migliore. Uscito dal carcere, Jonathan tornerà dalla madre, con la quale ha un rapporto controverso: le vuole bene, desidera recuperare il tempo perduto lontano da lei, si sente in colpa per averla lasciata sola e ha il timore di poter essere nuovamente costretto ad abbandonarla per tornare in carcere; nello stesso tempo, non sopporta la sua presenza che rompe il silenzio, a lui così caro. Perché Jonathan è un individuo introverso, amante della solitudine e del silenzio. L’unica compagnia da lui tollerata è quella degli animali: Jonathan ama immergersi nella natura, è cresciuto in un villaggio di pescatori che lo ha portato ad appassionarsi agli uccelli, ma soprattutto ai pesci, tanto da spingerlo addirittura a salvare una tinca ferita portandola a casa con sé e mettendola nell’acquario in camera sua. Sarà proprio questo pesce a dare il titolo al libro, poiché la tinca è anche conosciuta come “nuvola di fango” o “pesce dottore”. In casa con la madre Jonathan cercherà di riprendere in mano le redini della propria vita, scandendo le giornate con rigidi schemi nel tentativo di soffocare – in quella schematicità e in quella routine quotidiana – il lato oscuro della propria mente. Svolgerà esercizi di auto-aiuto e si porrà come obiettivo quello di diventare una persona migliore. Il rischio di cadere nuovamente nel baratro della pedofilia sembra allontanarsi lentamente, ma ecco piombare Elke, nella sua vita. Elke è una bambina sola e – fisicamente – molto particolare. Come Jonathan, ama la natura e gli animali. Tra i due inizierà – così – una frequentazione sempre più assidua che porterà il lettore ad addentrarsi in profondità nella mente e nei pensieri più oscuri di un uomo malato. Al lettore spetterà anche il compito di verificare se Elke potrà rappresentare una via di redenzione e salvezza o – al contrario – una ricaduta, per il protagonista.
Nulla è a caso, in questo romanzo, a partire proprio dal titolo. La scelta della tinca è funzionale a tracciare e a sottolineare i contorni di Jonathan, il suo comportamento, le sue azioni e il suo desiderio di “guarigione”. Il “pesce dottore” assolverà davvero il compito di “curare” il protagonista o rappresenterà un silenzioso spettatore degli eventi? Sarà il pretesto per cambiare vita o quello per ricadere negli stessi errori? Solo una cosa è certa: Jonathan e la “nuvola di fango” contenuta nel suo acquario hanno molti elementi in comune… Entrambi sono feriti: l’uno nell’anima, l’altra nel corpo; entrambi soffrono il caldo e amano il silenzio. Perché il caldo, in questo romanzo, è quasi un personaggio o quantomeno una presenza decisamente ingombrante. E’ una cappa opprimente che offusca i pensieri, obnubila la mente, fiacca le membra e il lettore si trova a patire insieme al protagonista la sensazione di soffocamento.
Nonostante sia un romanzo d’esordio, “Nuvole di fango” è un piccolo capolavoro. L’autrice – complice anche la sua professione di psicologa forense – è stata estremamente abile a raccontare ciò che si cela nella mente di un pedofilo, facendovi entrare il lettore. In punta di piedi ci immergiamo nei suoi pensieri, ci troviamo ad osservare coi suoi occhi  e a vivere nella sua pelle ogni istante narrato. Non trapelano giudizi, non traspaiono “lezioni morali” dalla scrittura di Inge Schilperoord, la quale ha dimostrato una grande abilità nel raccontare le vicende con un tono scientifico piuttosto che con uno critico. E’ impossibile percepire il suo biasimo o – al contrario – la sua compassione verso quest’uomo di cui, però, arriviamo a conoscere tutto: dall’ansia – soffocante quanto il caldo – alle pulsioni sessuali, dalla tensione alla paura, dalla rabbia alla tenerezza.
Un romanzo doloroso, ma intenso e coinvolgente, è proprio il caso di dirlo. Un esordio brillante che in Olanda ha già riscosso un grande successo diventando un vero e proprio caso editoriale.
 Da leggere tutto d’un fiato.

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