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sabato 27 maggio 2017

"Le nostre anime di notte" di Kent Haruf. NN Editore



Oggi parliamo di un libro che hanno letto tutti, un libro di cui tutti hanno parlato tanto e bene. Allora perché ne parlo anch’io? Perché se tutti l’han visto come un capolavoro della letteratura americana, io – invece – l’ho visto come un discreto libro d’intrattenimento. Diciamo che avrei gridato al capolavoro se a scriverlo fosse stato un esordiente, ma essendo stato scritto da Kent Haruf, autore già affermato nel panorama letterario, beh…per me ha un valore diverso.
Lei vedova. Lui vedovo. Entrambi residenti in un paesino del Colorado, chiamato Holt. Entrambi maturi, ma soprattutto, soli. Poi la proposta: Addie propone a Louis di trascorrere le notti insieme, nella stessa casa (quella di lei), nella stessa stanza, nello stesso letto.  All’inizio lo sconcerto, da parte di Louis, poi la curiosità di sapere come sarebbe e infine la prova.
Addie torna a dormire serena con Louis accanto a sé e tutto fila liscio, nella castità e nel pudore, nell’amicizia e nella tenerezza che contraddistinguono le loro notti. Finché il paese viene a sapere della loro “relazione” e i cittadini gridano allo scandalo. Il comportamento della “coppia” è scabroso, inaccettabile. E’ dura per i due non dar peso alle malelingue, ma per un po’ reggono.
Ogni notte si raccontano l’uno all’altra e viceversa. Si svelano e ne emergono i ritratti di due individui assolutamente unici nella loro normalità. Vite ordinarie, le loro. Entrambi, nel loro passato, hanno sia gioie sia dolori.
La voce dello scandalo – però – arriva fino alle orecchie del figlio di Addie che sta attraversando un brutto periodo con la propria moglie e per questo motivo ha deciso di portarle il nipotino, Jamie, nell’attesa che le cose si sistemino. Addie accoglie il nipotino con gioia immensa e la stessa gioia avvolge anche Louis che diventa per Jamie un forte punto di riferimento. Addie – però – verrà costretta a scegliere tra il nipote e il nuovo “compagno” con il quale – nel frattempo – l’amicizia si è rafforzata fino a sfiorare un sentimento ben più profondo.
Non vi racconterò il finale – ovviamente – ma solo le impressioni che questo libro ha lasciato sulla mia pelle.
Innanzitutto partirei col dire che il romanticismo che fin dai primi momenti domina le pagine, si interrompe bruscamente verso la fine e questo mi ha destabilizzata non poco. Vedere infrangersi la tenerezza, la favola, il sogno, davanti ai miei occhi mi ha intristita tantissimo. E ricordo di aver pensato: "Io leggo per evadere dalla quotidianità nera e scontata che mi circonda e qui ci piombo dentro con tutte le scarpe? Che tristezza, che delusione, che amarezza!" Forse è solo colpa dei miei gusti, di ciò che mi aspettavo. Ah, il peso delle aspettative! Il mio desiderio di vedere le cose finire diversamente. Ma va beh, pazienza.
Analizziamo nel dettaglio le impressioni: COSA CI VOLEVA RACCONTARE HARUF?
. La differenza tra le coppie di un tempo e le coppie di oggi? Una volta, se qualcosa si rompeva, si incollava, ci si mettevano delle pezze  si andava avanti e nessuno, a parte i due coniugi interessati, si accorgeva di qualcosa. Ora è tutto diverso. Le coppie scoppiano per un nonnulla, i figli – soprattutto i più piccoli – ne pagano le spese e le conseguenze spesso sono disastrose.
. Ci voleva forse dire che nei paesi la gente mormora, cede al pettegolezzo, si lascia andare al pregiudizio e alla parola “scandalo” troppo facilmente?
. Ci voleva raccontare la caducità della vita, l’urgenza di fare ciò che desideriamo fare prima che sopraggiunga il momento della nostra dipartita?
. Ci voleva portare a ragionare sul fatto che ogni scelta, anche la più banale, è in grado di cambiare la nostra vita radicalmente?
Ci voleva far capire che in ogni coppia, anche in quella che – vista dall’esterno – appare quasi normale (o addirittura perfetta), può nascondere in realtà dei drammi (o comunque almeno un dramma)?
. Voleva dirci di cogliere l’attimo, il famoso carpe diem?
Se voleva dirci tutto questo, lo ha fatto a meraviglia, facendomi piombare – però – in una tristezza profonda. Queste cose le sapevo già… per cui avrei tanto desiderato che il finale lasciasse presagire un futuro un po’ più accomodante e meno cinico. Volevo intravedere una luce in fondo al tunnel e invece…tristezza, tanta tristezza.
 L’idea in sé e per sé era bella, originale, ma trovo che sia stata sviluppata in modo scontato.
Quello che – invece – mi è piaciuto tanto di questo libro è la tenerezza, la dolcezza che si cela dietro il desiderio di condividere il buio della notte. La tenerezza nella sicurezza che ci può fornire la presenza di una persona accanto a noi. Ecco. Questo mi è piaciuto tanto. Il fatto di condividere la propria solitudine con quella di qualcun altro e il fatto che le due solitudini – insieme – possano dare vita ad una grande compagnia reciproca.
Un bel libro, quindi, ma non all’altezza delle mie aspettative.

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