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mercoledì 15 febbraio 2017

"Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini" di Olivier Bleys. Edizioni Clichy.



Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini
di Olivier Bleys
Alla periferia di Shenyang, città industriale della Cina nord orientale, la famiglia Zhang vive miseramente in mezzo a fabbriche abbandonate. Eppure, Wei e i suoi possiedono un tesoro: l'ultimo albero della lacca sopravvissuto in città. Il loro sogno: diventare proprietari della loro piccola casa, in modo da onorare una promessa fatta ai parenti, sepolti sotto il famoso albero. Questo sogno sta per realizzarsi quando un grande progetto di estrazione minaccia improvvisamente la famiglia di espulsione. Tra l'umile famiglia di Wei e i rappresentanti del capitalismo cinese si ingaggerà allora una dura lotta.
Prendendo come sfondo le trasformazioni violente della Cina contemporanea, Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini rivisita l'impari lotta tra Davide e Golia. Bella e profonda meditazione sui legami che uniscono l'uomo e la natura, questo romanzo, scritto magnificamente, è un racconto reale che non lascerà indifferenti.

Olivier Bleys, nato a maggio del 1970, scrittore francese, ha pubblicato fino ad oggi 27 libri tra romanzi, scritti, diari di viaggio, strisce illustrate, ecc. Premiato dall'Accademia francese per Pastel (Gallimard, 2010), il suo Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini è stato selezionato per il premio Goncourt. Nel 2014 è stato nominato cavaliere delle Arti e delle Lettere. Ha fondato un'associazione per promuovere il viaggio artistico e nel 2010 ha fatto partire un progetto su «Il giro del mondo a piedi, per tappe».
LE MIE IMPRESSIONI
Il libro inizia con una vecchia maledizione cinese che recita: “Possiate vivere in tempi interessanti”.

Lo scopo di ogni maledizione – si sa – è quello di mettere in guardia gli uomini da qualcosa; in questo caso, dal tagliare un albero. Il sommacco – o albero della lacca – che campeggia nel giardino della famiglia Zhang non è, infatti, un albero come tutti gli altri: il sommacco è un albero…magico. E’ una metafora della vita, delle convinzioni cui gli uomini si aggrappano; rappresenta uno spettatore silenzioso del coraggio e della testardaggine degli esseri umani. Si fa portavoce di antiche tradizioni, promesse e giuramenti. Non proferisce parola – il sommacco – eppure dispensa consigli con la sua sola presenza. Insegnante saggio e potente; simbolo di valori che – a volte – vanno tramandati o preservati. E’ l’unica grande ricchezza della famiglia Zhang, povera di denaro e di cultura, ma ricchissima di valori morali. Assistiamo alla rappresentazione di una Cina spaccata in due: da una parte i ricchi e dall’altra i poveri. I primi sono ivi dipinti come arroganti e insensibili; gente che non conosce il sacrificio e nemmeno lo rispetta. I secondi, invece, sono – sì – terribilmente poveri, ma posseggono una dignità, uno spirito di sacrificio e un coraggio fuori dal comune. Il freddo e la neve imperversano ovunque e la figura di Wei Zhang che arranca faticosamente sul manto nevoso simboleggia perfettamente la difficoltà di andare avanti. La crisi è imponente: le fabbriche chiudono, il cibo scarseggia e il carbone per il riscaldamento è raro e prezioso quanto l’oro. L’inquinamento intossica i meno abbienti e le condizioni igienico-sanitarie sono ai minimi livelli. Di tutto questo è testimone il sommacco, che - risparmiato dai colpi di accetta per secoli – sembra suggerire alla famiglia Zhang cosa fare; sembra portare in superficie – attraverso le radici, il tronco e i rami – i consigli dei morti sepolti nella sua terra. Quell’albero ha visto cose, persone e avvenimenti scorrere davanti a sé ed è detentore di una memoria storica e spirituale. Sembra soffrire di fronte alla sofferenza degli Zhang e sembra gioire quando essi gioiscono. Un albero empatico, fortemente radicato al suolo, nonostante la vecchiaia e le intemperie. Gli Zhang nutrono per il loro amico frondoso un tenero attaccamento, ma – allo stesso tempo – lo temono, di un timore reverenziale.  Qualcuno potrà vedere in questo attaccamento/timore della superstizione, magari legata all’ignoranza; io ci ho visto una grande fede.

Discorso di un albero sulla fragilità degli uomini contiene grandi insegnamenti, tra i quali quello di non lasciarsi abbattere dalle avversità, nemmeno quando ci appaiono insormontabili; ma in questo libro sono presenti anche pungenti critiche alla corruzione, alla discriminazione delle persone sulla base delle loro condizioni economiche e al ruolo della politica in tutto questo.
Un libro coinvolgente, in grado di far provare rabbia, frustrazione, dolore e – infine – soddisfazione. Un libro catartico, sotto numerosi punti di vista. Un’ottima lettura su cui meditare per poter capire quali sono le cose veramente importanti nella vita.
 

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